"Archeologia" Le Navi di Pisa
a cura di Valentina Mapelli 12/12/2000
Come spesso accade nel mondo dell'archeologia, una delle più significative e recenti scoperte che hanno interessato il nostro paese ha avuto come protagonista il caso. Nel gennaio del 1998, durante lavori di scavo per la realizzazione di una centrale di comando delle Ferrovie dello Stato, nell'area dello scalo merci in località San Rossore a Pisa, sono affiorati dal terreno, a pochi metri di profondità, i resti di almeno 16 imbarcazioni risalenti ad epoca romana. I tecnici della Soprintendenza stanno riportando alla luce un ritrovamento dalle caratteristiche inusuali ed estremamente interessante. La singolarità consiste , più che nel un numero rilevante di imbarcazioni ritrovate, nel fatto che quello che è affiorato è nella realtà una piccola porzione di un bacino portuale, comprendente una banchina di ormeggio, una palizzata frangiflutti, un molo e numerosi resti . Fatti straordinari hanno permesso di "congelare", come a Pompei, un microcosmo di vita con tutto il suo quotidiano. Le imbarcazioni sinora liberate, nella maggioranza onerarie , sono riaffiorate con l'intero loro carico di anfore puniche ed africane; con ceramiche corse ed iberidi oltre che con strumenti di bordo ed oggetti quotidiani. In particolare sono stati trovati strumenti di bordo, quali argani e timoni, unitamente a cordami, aghi per riparare le reti,ossa di animali utilizzati come cibo per il viaggio o come mezzo di scambio, ecc. E' stato possibile effettuare anche il calco in gesso di un giovane marinaio e del suo cane sorpresi dall'evento drammatico che segnò la loro improvvisa fine. L'eccezionalità del ritrovamento consiste anche nel fatto che essendo le navi interrate è stato possibile questa volta utilizzare la tecnica della stratigrafia nello scavo. Ciò permetterà, negli anni a venire , una riflessione più attenta su quanto trovato il che lascia ben sperare sulle informazioni che se ne potranno ricavare. Il ritrovamente permetterà anche di aggiungere conoscenze sul sistema commerciale di scambi nel Mediterraneo in epoca antica , di approfondire le conoscenze sulle tecniche costruttive navali e forse di vedere sotto una nuova luce le antiche strutture portuali pisane ed il loro presumibile complesso sistema lagunare costiero. Potrebbe cioè essere stato finalmente individuato quel " Porto delle Conche" , che ricordato da Raffaello Roncioni nelle sue Istorie Pisane, che costituisce ancora un mistero per quanto attiene la sua localizzazione. Un plauso alla Soprintendenza archeologica toscana,che con grande efficienza e professionalità sembra stia facendosi carico della conduzione scientifica e tecnica di questo recupero che vanta pochi precedenti e che comporta gigantesche difficoltà. In programma immediato è il trasferimento delle navi in un cantiere laboratorio aperto al pubblico negli antichi arsenali delle galee in attesa, che le stesse vengano definitivamente esposte in una nuova sede museale ancora da definire anche in sede progettuale.

da un mosaico di grandi dimensioni, in bianco e nero, raffigurante operazioni di scarico - Ostia Antica da appunti grafici di Silvio Gorelli

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