Ricordo di Littoria
a cura di Valentina Mapelli 01/10/2001
L’articolo che segue è un tentativo di lettura originale di una realtà architettonica ed urbanistica. Gli argomenti che investono questi campi disciplinari sono di norma relegati ai tecnici che affrontano le diverse problematiche in chiave unicamente specialistica, non curandosi dell’aspetto umano che accompagna ogni fatto costruttivo. Spesso si dimenticano le parole del Boulle che amava ricordare che l’architettura serve a rallegrare il cuore degli uomini quando “...un sentiero si fa irto di spine…”. Una abitazione o una città sono contenitori di esistenze, dove si consumano vite con le loro passioni, miserie, speranze e tristezze. Le presenti note costituiscono quindi un tentativo di raccontare l’architettura o una città in modo organico e completo, dove la parola organico non mette in relazione esclusivamente una realtà costruttiva con un ambiente naturale, ma la pone in relazione all’avventura umana da cui nasce ed a cui è destinata. Per mera comodità espositiva l’articolo viene prospettato su i due piani differenti, ma va pensato e vissuto come fatto unitario.
BREVE STORIA DI LITTORIA OGGI LATINA

La città di Littoria, oggi Latina, costituiva , unitamente alle cittadine di Pomezia, Sabaudia, Aprilia, Pontinia , quella fascia che veniva denominata delle città del grano, e che venne realizzata intorno a Roma sotto il fascismo.
Nei fatti Littoria nasce molto prima della sua inaugurazione ufficiale, avvenuta il 18 dicembre 1932 alla presenza del capo dello stato Benito Mussolini.
Sin dal 1928, recuperando studi ed istanze precedenti, era stata varata la legge , redatta da Arrigo Serpieri, per la bonifica integrale dell'agro romano. Fu così possibile recuperare le ingenti risorse finanziarie occorrenti per portare a buon fine l'impresa.
Dopo una prima fase di bonifica idraulica si procedette al primo decreto di esproprio che attribuiva all'opera nazionale combattenti molti ettari di terreno. Sistemati i terreni si provvide all'appoderamento della pianura con la creazione di fabbricati colonici. Con logica gerarchica tali fabbricati gravitavano su piccoli borghi che, a loro volta, facevano capo alle piccole cittadine dell'agro appositamente costruite. Nell'aprile del 1932 fu lo stesso Mussolini a decidere la nascita della cittadina di Littoria. La redazione del piano regolatore generale, e della quasi totalità degli edifici più rappresentativi, fu affidata ad un giovane architetto di quarantaquattro anni Oriolo Frezzotti su incarico dell'O.N.C. .
Il nucleo storico della cittadina era costituito dalla piazza del Littorio con il Municipio, l'albergo Littoria ed un cinema oggi distrutto. Successivamente vennero anche edificati il Palazzo delle Poste ( originale edificio dovuto all'architetto futurista A. Mazzoni), una chiesa e , nel 1936, il Palazzo di Giustizia e l'ospedale.
L'architetto romano Frezzotti sviluppò, in sostanza, un modello radiocentrico , in cui la nuova cittadina costituiva un polo di servizio per le originarie 512 case coloniche edificate.
Le nuove città dell'agro pontino nascono, fondamentalmente, dalle stesse istanze che portarono , alla fine degli anni quaranta, ,alla creazione delle new towns inglesi , le quali hanno goduto e godono di maggiore ed ingiustificata fortuna
critica.
Entrambi i tentativi , pur nelle diverse realtà e concezioni, nascevano dal tentativo di controllare i forti flussi migratori verso le grandi città. L'esperienza italiana non si limitò al solo intervento nell'agro romano, ma costituì anche una originale risposta urbanistica in parte messa in opera in altre zone del territorio nazionale ( si pensi ad esempio al borgo di Fertilia cittadina edificata in prossimità di Alghero in Sardegna).
Negli anni '60 e '70 , Latina visse il mito dello sviluppo industriale. Oggi l'Amministrazione Comunale, anche attraverso la stesura di un nuovo P.R.G., sta cercando di recuperare un passato dignitoso e di mettere fine a quel disordine edilizio che ha caratterizzato l'attività costruttiva del dopoguerra.


INTERVISTA A MARIO DESIATO (1)
( prima parte )

Cosa ricorda del suo primo contatto con la città di Littoria ?

Il 1° Ottobre 1936 uscii di casa, a Roma, prima del sorgere del sole. Dovevo essere alla Stazione Termini alle sei in tempo utile , cioè, per prendere il treno per Napoli. Sarei sceso alla Stazione di Littoria scalo per poi proseguire in corriera fino al centro di Littoria. Era il primo giorno d'impiego e non volevo giungere in ritardo. Sul treno, dal finestrino del vagone di terza classe ( allora le classi erano tre) del quale ero il solo occupante, seguivo con curiosità lo snodarsi della campagna romana, così varia ed interessante, per poi fare un raffronto con l'agro pontino che mi avevano detto piatto ed uniforme.
Ebbi, però, appena il tempo di rendermene conto, perché, pochi minuti dopo lasciata Cisterna, eravamo già a Littoria scalo.
Scesi e presi posto nella corriera che portava al centro del nuovo capoluogo di provincia, distante circa dieci chilometri.
Fu percorrendo questo breve tratto che cominciai ad avere conoscenza dell'agro pontino e dell'opera di bonifica ancora in corso. Premetto che l'agro pontino costituisce buona parte della Provincia di littoria creata, per volere di Mussolini, a coronamento dell'opera di bonifica, unendo comuni del sud del Lazio e del nord della Campania.
E' una vasta pianura , per secoli praticamente inabitabile per la natura paludosa e per la presenza della malaria che infestava la zona, compresa tra i Colli Albani, i monti Lepini ed il mar Tirreno. Risanata dalla bonifica erano sorti centri quali Littoria, pontinia, Sabaudia e Aprilia. Oltre la piana la nuova provincia comprendeva anche il versante dei monti Lepini con i numerosi paesi fra i quali ricordo Sermoneta, Priverno e Sezze. Oltre la piana, a sud , Terracina Fondi, Formia Gaeta e altri fino al Garigliano.
Ciò che mi colpì furono le strade, dritte e fiancheggiate da pini, i canali per lo scolmo delle acque e le case coloniche che, a distanze regolari, costeggiavano le strade stesse. Tutte di uguale fattura, contrassegnate da un numero distintivo e dalla sigla O.N.C. Opera Nazionale Combattenti, l'ente, cioè, che aveva eseguito le opere di bonifica. Gli assegnatari, come seppi dopo, erano, per la maggior parte, veneti ed emiliani.
A qualche chilometro l'uno dall'altro, sparsi in punti strategici, piccoli nuclei di case, qualche negozio, la posta, la casa del fascio e l'immancabile Dopolavoro. Questi centri, chiamati borghi, portavano il nome dei luoghi che sono stati teatro delle più importanti battaglie della prima guerra mondiale: Podgora, Bainsizza, Montello, Hermada, Pasubio, Sabotino,Piave,ecc.

Cosa ricorda dell'impianto urbanistico ed edificatorio della cittadina?

La piazza principale, di forma rettangolare, era contornata da edifici a due piani, con porticato, e in uno stile che non saprei definire. Allora si diceva "stile fascista".
Uno dei lati maggiori della piazza era occupato dal Palazzo Comunale, e sovrastato dalla Torre Civica, e dal palazzetto dell'O.N.D. e l'altro dall'unico albergo cittadino e da una costruzione civile. I lati minori erano occupati rispettivamente da un edificio dell'O.N.C. e da un colonnato destinato a frontespizio per un edificio pubblico ancora in costruzione.
Oltre quella del Comune c'era la piazza XXIII Marzo, ove erano siti il Palazzo della Prefettura. Il Palazzo della Provincia e la Banca d'Italia. La chiesa, ancora in costruzione, era in P.zza S. Marco.
Ricordo di essere stato favorevolmente impressionato dal palazzetto dell'Opera Nazionale Dopolavoro con le tre lettere della sigla poste in appositi incavi circolari. Pensai che solo una organizzazione importante poteva avere una sede provinciale così prestigiosa.
Dalle varie piazze si dipartivano le vie occupate dalle abitazioni civili. Di abitazioni c'era una grande necessità.

Quali erano i luoghi di aggregazione e divertimento e come visse il passaggio da Roma a Littoria?

Il passaggio dalla vita della grande capitale, quale era Roma a quella di un piccolo centro fondato appena quattro anni prima e per di più con solo pochi edifici ultimati ed una popolazione di circa tremila abitanti, non poteva non essere avvilente specialmente per un giovane scapolo di 17 anni. Fatta eccezione di un cinema , la cittadina non offriva nessuno svago.
Unico luogo di ritrovo era il Dopolavoro Comunale, adiacente all'ufficio provinciale, con una sala biliardo con spaccio di bevande. C'era anche un bocciodromo ed un teatrino nel quale si esibiva il gruppo filodrammatico e che ospitava occasionali spettacoli di prestigiatori e macchiettisti. La domenica, sgombrata la platea, il teatrino veniva trasformato in sala da ballo.

(1)Mario Desiato, nato a Roma il 26 settembre 1919, nel 1936 fu assunto dall'Opera Nazionale Dopolavoro e destinato all'ufficio provinciale di Littoria dove prese servizio il 1 ottobre di tale anno.
Lasciò Littoria quando la cittadina, dopo lo sbarco delle truppe alleate a Nettuno e Anzio avvenuto il 22 gennaio 1944
venne " sfollata" d'autorità con Ordinanza Comunale.


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