Valore e Valori ovvero è vera gloria?
a cura di Silvio Gorelli 14/09/2000
" Tutto ciò che mi interessa sono i soldi "
Salvador Dalì

Picasso accumulò un patrimonio di 200 milioni di sterline

" Il cinico è colui che conosce il prezzo di ogni cosa ed il valore di niente. "
O. Wilde
A maggio di quest'anno , alle aste di Christie's a New York , sono state vendute due opere d'arte moderna per la bella cifra complessiva di circa 50 milioni di dollari pari ad oltre 100 Mld di lire. La prima, il 10 maggio , è stata una tela della serie delle ninfee di Claude Monet che ha spuntato circa 45 miliardi di lire, la seconda, una " Natura morta con tulipani " dipinta da P. Picasso nel 1933 , è stata aggiudicata per la consistente cifra di circa 60 miliardi di lire. Sembrerebbe quindi superato il momento di difficoltà che il mercato dell'arte conobbe alla fine degli anni '80 a causa della recessione americana e del contestuale disimpegno nipponico. .I picchi economici che fecero rumore in quegli anni furono raggiunti con gli " Iris " di Van Gogh , venduti da Sotheby's per circa 60 miliardi e , dello stesso autore con asta organizzata da Christie's, dal " Ritratto del dott. Gachet" che vide spuntare la cifra di circa 90 miliardi. A questi va aggiunto il quadro " Au Moulin de la Galette " di Renoir che raggiunse quasi 100 miliardi. Come si vede nulla di sostanzialmente nuovo sul mercato dell'arte!!! E questo mentre , nello stesso periodo di tempo, opere di più consolidata presenza sul mercato si attestavano a cifre ben più "ragionevoli" come ad esempio le due tavole ad olio di Antonello da Messina , facenti parte di un polittico , acquisite per gli Uffizi ad un prezzo di "soli" 16 Mld. Quando negli anni '96-'98 i musei italiani pagavano poco più di un miliardo per una grande pala di G. Reni o poco meno di due per il busto di Clemente X di G.L. Bernini , nei mercati americani si spuntavano i 17,3 milioni di dollari per un'opera di Andy Warhol !!!. Si dirà mercati diversi non assimilabili ne perfettamente comparabili tra loro, ma tale spiegazione non appare del tutto convincente. Comunque se le fortune dell'arte " moderna" appaiono con relativa frequenza sui media, tanto da suscitare sempre meno scalpore, interessante è ciò che i media non ci raccontano e le riflessioni che normalmente non accompagnano tali notizie. Chi ad esempio si domanda come mai e perché tali record investono quasi esclusivamente quella che con termini abusati ed ingiustificati viene forse da troppo tempo definita arte moderna ? Eppure la logica economica, anche se le leggi dell'economia non sono sempre razionali , dovrebbero invece premiare opere che vivono il mercato da tanto tempo e per tale ragione sono meno soggette agli umori del momento. Il Corriere della Sera del 2 luglio 1991 riportava : " I tassi di rendimento reali calcolati per dipinti venduti all'asta in un periodo di 350 anni, dal 1635 al 1987, risultano, con ben maggiore rischio, costantemente e sensibilmente inferiori a quelli delle attività finanziarie". Come mai quindi investitori, non certo sprovveduti , trattandosi oggi di enti , musei o grandi organizzazioni finanziarie, investono così tanti soldi su opere che, proprio perché troppo vicine nel tempo , mancando di un giudizio storico consolidato, potranno subire forti oscillazioni nel tempo? Su di un vecchio articolo di Gente Money del 1988 un esperto di antichità pittoriche di Christie's affermava che sulle opere pittoriche dell'antichità pesa l'incertezza relativa all'attribuzione. Se tale affermazione è rispondente a verità altrettanto vero è che il mercato delle opere moderne è infestato dai falsi che solo marginalmente interessano le opere antiche. E questo non è un problema da poco. Fare falsi di autori moderni è sostanzialmente alla portata di ogni mediocre artista vista la vicinanza nel tempo e la sostanziale mancanza di mestiere con cui le stesse sono state realizzate. Stando alle statistiche pubblicate dal Ministero dei Beni Culturali, dal 1970 al 1999, sono state sequestrate 68.248 opere false e questo per non parlare dei falsi che, nel nostro ed in altri paesi, fanno bella mostra nei musei. Il maggior studioso dell'opera di Van Gogh ha individuato circa un'ottantina di falsi ; si è messo in dubbio recentemente anche un'opera dell'artista esposta al Musée d'Orsay. Ma ciò che ci viene raccontato o suggerito a proposito dell'importanza dell'arte moderna è la verità? O è vero ciò che scrisse Renato Guttuso anni fa su di un quotidiano italiano con un articolo intitolato " Un grande falso che si chiama arte moderna" ? Oggi non si vuole entrare nei complessi e forse non sempre limpidi meandri che spingono verso l'acquisto di un tipo di pittura ma porsi il problema di come queste dinamiche "economiche" ed "esclusivamente" economiche finiscano per influenzare ed imporre scelte anche di carattere culturale. Come ebbe a dire John Carter Brown, ex direttore della National Gallery of Art di Washington,: " Il denaro non è il metro migliore per giudicare le cose dell'arte". Eppure è inevitabile che attraverso i media quello che giunge è un messaggio di "valore " sull'arte. Un messaggio che promuove alcuni movimenti della fine dell'ottocento e del novecento relegando al silenzio ed all'oblio quanto è stato prodotto in quello stesso periodo storico che non sia in sintonia con la lettura che si vuole affermare. Sembrerebbe esistere , ormai da decenni , una spinta che porta a promuovere le maggiori stranezze in campo artistico da cui non solo il pubblico ordinario, normalmente sprovvisto di capacità critica e di discernimento, non riesce a difendersi ma che rende vittime di una mistificazione anche quei pochi che sono chiamati a tracciare indirizzi culturali. E questo non vale solo per chi riveste cariche politiche, la cui preparazione specifica è spesso paragonabile a quella degli sprovveduti, ma coinvolge quel mondo di critici e storici che finiscono spesso per smarrirsi o più semplicemente piegarsi ad interessi ormai consolidati e vincolanti. Non si dimentichi che negli anni '80 il vorticoso giro del mercato dell'arte impressionista, moderna e contemporanea ammontava a circa 10.000 Mld. Se si aggiunge poi la considerazione che a promuovere tale lettura siano proprio quei paesi che sono i meno forniti di storia e ricchezze quantitative e qualitative, è facile giungere al sospetto di un vero e proprio inquinamento culturale non meno pernicioso per l'uomo di quello che investe fisicamente il nostro pianeta. Che i mercati americani , londinesi e giapponesi esercitino, od hanno esercitato in questi anni, un attivismo economico con riflessi culturali su scala mondiale, appare allo scrivente manifesto. Si sostiene a volte che le strutture pubbliche europee, ed in particolare italiane , dovrebbero avere un approccio meno statico ; un approccio non legato alla sola conservazione ma alla comprensione delle dinamiche che investono il mercato. La verità è che le esigenze dei musei italiani sono diverse da quelli di altri paesi. Se le istituzioni americane sono pronte a valorizzare un tipo di pittura più recente , esagerandone anche l'importanza, perché privi di storia non riescono a colmare i vuoti delle loro collezioni neanche alimentando il mercato clandestino, le nostre istituzioni non hanno questa necessità. E' da sperare che la vecchia Europa continentale non stenti più a darsi un indirizzo univoco e faccia sentire nuovamente, attingendo alla sua tradizione ed alle sue grandi risorse, ad indicare nuove e corrette strade per il futuro facendosi anche protagonista di una rilettura critica che appare sempre più urgente.
Studio per Guernica ed esempi di firme di P.Picasso - da appunti grafici di Silvio Gorelli

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