I Fatti e le Parole
a cura di GOS 07/02/2001
Fra le meritevoli attività che hanno contrassegnato la politica culturale del nostro paese in questi ultimi anni c'è anche un disegno di legge, approvato in via definitiva del mese di ottobre dal consiglio dei ministri,concernente l' architettura . La legge si propone di promuovere la qualità architettonica, valorizzando questa forma d'arte intesa come espressione della cultura contemporanea. Se queste sono le intenzioni, certo ammirevoli , non si può non rimanere sconcertati dai fatti che giornalmente si vivono. Ricordo appena che la legge citata prevede di promuovere un'architettura di qualità attraverso lo strumento del concorso di progettazione a cui l'amministrazione dello stato vincola se stessa. Orbene i pochi e rilevanti progetti messi a concorso recentemente hanno visto il prevalere, nella quasi totalità dei casi,di architetti o studi di progettazione stranieri. In particolare l'architetto anglo -irachena Zaha Hadid ha vinto con la sua progettazione il concorso per la realizzazione del Centro d'arte Contemporanea di Roma, l'architetto giapponese Arata Isozaki quello per la nuova uscita degli Uffizi sulla storica piazza Castellani, lo studio Diener & Diener di Basilea l'ampliamento ed il restauro della Galleria Nazionale d'Arte Moderna di Roma e Gae Aulenti il nuovo allestimento della Reggia di Venaria Reale a Torino. Ad una lettura superficiale ne potrebbe scaturire una situazione di sconforto e la contestualmente, ma falsa ,affermazione che i nostri progettisti sono decisamente inferiori, per capacita progettuali ed artistiche, a quelli di altri paesi. Se poi si prendono in esame i pochi documenti divulgati per far conoscere i progetti vincitori, al nostro sconforto iniziale potrebbe subentrare un senso di sconcerto e di vera e propria rabbia. Il progetto per il nuovo centro d'Arte Contemporanea, che dovrebbe sorgere in via G. Reni e che prevedere il parziale recupero della vecchia caserma Montello, si presenta come un corpo mostruoso ed agitato. Questa struttura dovrebbe ospitare il museo dell'architettura; il museo del XXI secolo con esposizioni temporanee ed altre iniziative. Il tutto avendo la presunzione di costituire un luogo dove l'arte si osserva, si studia e si realizza. Si pensa quindi di realizzare un museo, per il secolo appena iniziato, quando la stessa arte del '900 è ancora in corso di omologazione e revisione critica; si pensa di costruire un luogo d'incontro e di lavoro per gli artisti quando la stessa arte recente ci insegna che il nuovo nasce sempre al di fuori dei luoghi appositamente deputati. E questo per non parlare del recente acquisto di opere che dovrebbero costituire il primo nucleo di questo costituendo museo; opere selezionate attraverso il concorso "Migrazioni e Multiculturalità "con Presidente di Giuria lo scrittore Tahar Ben Jello. Dopo " Merda d'artista" di P. Manzoni negli anni '70 nulla dovrebbe essere più capace di sorprenderci !!! . Più articolato ed attento sembrerebbe il nuovo progetto degli Uffizzi . Con lo spostamento dell'Archivio di Stato nei nuovi locali di Piazza Beccaria ed il riutilizzo dell'esistente, il museo passerà, in tempi successivi, dagli attuali 7.000mq espositivi a 30.000mq. Ma anche qui, ahimè si deve assistere ad un intervento progettuale, quello dell'architetto giapponese Arata Isozaki, che lascia almeno perplessi. Stiamo parlando del progetto che riguarda la nuova uscita dagli Uffizzi su Piazza Castellani. L'idea, sembrerebbe di capire, è quella di un enorme gazebo in cemento armato con effetto prospettico a canocchiale, forse in ossequio alla citta' che vide il sorgere del Rinascimento. Una vera e propria astronave madre che incombe , togliendo luce respiro a tutta la piazza, capace di trasmettere angoscia e sospetto. Il tutto molto distante dalle equilibrate architetture fiorentine. Ma veramente quello che è stato espresso in questi concorsi pùò considerarsi il meglio che in campo progettuale si può esprimere oggi su scala mondiale? Personalmente ritengo che queste occasioni più che promuovere il meglio rispondano ad altre logiche , non sempre trasparenti , e che siano anche il frutto di quel senso di provincialismo ed esterofilia e scarsa considerazione di se che, congiunti a necessità pubblicitarie delle amministrazioni , finiscono per mortificare le capacità progettuali dei nostri tecnici oltre ad evidenziare tutti i limiti dell'istituto concorsuale a cui si ricorre. Aprirsi all'Europa non vuol dire rinunciare a parlare, o peggio far finta di condividere sciocchezze che vengono espresse in altra lingua!

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